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PRIGNANO CILENTO

Prignano Cilento è un comune italiano di 1 068 abitanti della provincia di Salerno in Campania. Ha una superficie di 11,9 chilometri quadrati e sorge a 410 metri sopra il livello del mare. Oltre al capoluogo, fanno parte del comune le frazioni di San Giuliano e di Melito. Scomparsa è invece la frazione di Poglisi (o Puglisi), sita nel luogo ove attualmente è ubicato il cimitero.
Sull’origine del nome esistono diverse tesi. Secondo il Ventimiglia, il nome Prignano deriverebbe dall’abbondanza di alberi di pero nel territorio circostante. Tale interpretazione sarebbe confermata dal frequente ricorrere di elementi naturali in toponimi di località vicine (Melito, Ogliastro, Cicerale). Una seconda tesi ritiene che l’attuale nome derivi dal latino praedium, ovvero “fondo” o “podere”. Sulla base della medesima radice praedium, vi è anche chi ha sostenuto che il nome Prignano derivi dal latino Pliniarum, ovvero “fondo di Plinio”. L’accertata presenza di Plinio il Vecchio in Campania ha fatto così congetturare che egli possedesse un podere proprio nel territorio oggi denominato Prignano.
Secondo quanto riportato da Pietro Ebner, la prima notizia che si ha del villaggio è contenuta in un atto di vendita del 1070, conservato presso l’Archivio dell’Abbazia di Cava. Prignano è poi ricompreso tra i territori restituiti nel 1276 da Carlo II d’Angiò alla famiglia Sanseverino. Successivamente, il feudo venne ceduto da quest’ultima ad Antonello Prignano, il cui nipote Fabio lo alienò nel 1458 a Prospero Lanara. A seguito di altri passaggi, il feudo, comprensivo dei villaggi di Melito e di Poglisi (oggi scomparso), venne acquistato nel 1564 dal poeta napoletano Bernardino Rota. Nel 1649 passò a Pietro Brandolino, che nel 1701 lo cedette a Tommaso Cardone, di origine spagnola, che vi ebbe il titolo di marchese. La famiglia Cardone risulta infatti iscritta nel Libro d’oro della nobiltà italiana (1933) col titolo di Marchese di Melito e del Predicato di Prignano[8]. Dal 1811 al 1860 ha fatto parte del circondario di Torchiara, appartenente al Distretto di Vallo del Regno delle Due Sicilie. Dal 1860 al 1927, durante il Regno d’Italia ha fatto parte del mandamento di Torchiara, appartenente al Circondario di Vallo della Lucania.
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L’OPERA DEI TURCHI

Si tratta di una rappresentazione teatrale in costume, divisa in due atti, che rievoca due miracoli attribuiti a San Nicola di Bari dall’agiografia ufficiale. La manifestazione si svolge in Piazza del Plebiscito il Lunedì dell’Angelo. Nel primo atto viene ricordato il miracoloso salvataggio di Diodato, un adolescente cristiano rapito dai Saraceni e da questi ridotto in schiavitù. Il giovane viene liberato dal Santo, che, impietosito dalla sua miserevole condizione, invia un angelo in suo soccorso. Nella rappresentazione l’angelo è un bambino vestito di bianco, che, appeso con un robusto gancio ad una carrucola che scorre su una fune, “vola” letteralmente dal campanile della Chiesa madre fino al palco dove si trova la tavolata dei Turchi. Diodato si aggrappa all’angelo e viene portato via. Nella seconda scena San Nicola si reca presso un’osteria per rifocillarsi dopo un lungo viaggio. L’oste è un orco senza scrupoli, che dà in pasto ai suoi avventori carne di bambini rapiti ed uccisi. Nicola, però, consapevole dell’abominevole inganno, ordina all’oste di mostrargli il tino dove viene conservata la carne. Non appena la botte viene scoperchiata, quattro bambini escono fuori, vivi e vegeti, ringraziando Nicola, che li aveva resuscitati con la forza della preghiera. La rappresentazione si conclude con la condanna a morte del criminale, portato via dal capitano delle guardie e fucilato

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