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Ecco la lettera del vescovo di Vallo della Lucania
Postato il Mercoledì, 27 maggio @ 21:27:46 CEST di redazione

Attualità

“Carissimi, quale Vostro Pastore, sento il bisogno di scriverVi a seguito delle recenti notizie che mi riguardano apparse sui giornali, perché Voi sappiate la verità sulla vicenda”. Inizia così la lettera aperta Ai Fedeli della Diocesi di Vallo della Lucania che mons. Giuseppe Rocco Favale ha scritto e fatto diffondere in maniera piena al popolo del Cilento.

Ebbene, durante questo processo, si è verificato un episodio che ha visto coinvolti il Dott. Tringali e la Procura Generale di Salerno, dopo la mia assoluzione decisa dal GUP di Vallo, che aveva recepito, tra l’altro, ben tre richieste di archiviazione formulate dalla Procura della Repubblica. Si sa, ed è giusto che sia così, che le assoluzioni, come le condanne, possono essere appellate, seguendo, però, ovviamente, le procedure prescritte dalla legge. Senonchè il Presidente Tringali, del tutto inaspettatamente, non essendo in alcun modo competente a farlo, prendeva il fascicolo processuale che mi riguardava e se lo portava a casa sua per poi consegnarlo alla Procura Generale di Salerno che ha, poi, presentato l’appello contro la sentenza che mi aveva assolto. Tengo a precisare che questo modo di procedere non è assolutamente normale né usuale, in quanto la legge prevede specifiche e diverse modalità di trasmissione dei fascicoli: il fascicolo che mi riguardava subì quindi un trattamento completamente diverso dalla regola e ciò non certo per agevolarmi. Preoccupato per quel che era accaduto e non riuscendo a darmi una spiegazione in merito a tale comportamento, del tutto anomalo, tenuto dal Dott. Tringali, decisi di informare, tramite una lettera, le Autorità competenti, vale a dire il Presidente della Repubblica (all’epoca Carlo Azeglio Ciampi), il Ministro della Giustizia, il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, il Consiglio Superiore della Magistratura, e solo per conoscenza il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Vice Presidente del Consiglio dei Ministri ed i Parlamentari della Campania. Nella lettera lamentavo il fatto che il Dott. Tringali, giudice naturale del processo a mio carico quale presidente del tribunale di Vallo della Lucania, aveva portato a casa propria, in Salerno, il fascicolo penale che mi riguardava e successivamente lo aveva consegnato alla Procura Generale di Salerno la quale gli aveva richiesto tale fascicolo per fare appello contro la prima sentenza di assoluzione nei miei confronti. Il presidente Tringali, a questo punto, ritenendosi offeso, mi querelò per diffamazione e al tempo stesso mi citò dinanzi il tribunale di Napoli chiedendomi un risarcimento di 100.000,00 Euro (!?). Tornando alla mia lettera di cui sopra, la stessa era determinata dalla certezza, da tutti condivisa, che un Magistrato, che niente ha a che fare con un fascicolo, non può certo portarselo a casa propria o averne conoscenza; lamentavo quindi una precisa violazione, commessa dal Dott. Tringali. Nella stessa rappresentavo esclusivamente fatti veri e mi ponevo, testualmente, i seguenti dubbi: “...Certo è, però, che anche chi non è avvezzo a cose di giustizia resta stupefatto leggendo gli atti processuali, nei quali sono oggettivamente evidenti sconcertanti anomalie, le quali generano più che fondati dubbi sulla correttezza e sulla imparzialità di chi ha posto in essere i comportamenti... intendo riferirmi specificatamente alla circostanza che il fascicolo processuale, che mi riguarda, è stato a suo tempo prelevato presso la cancelleria GIP del tribunale di Vallo della Lucania direttamente dal presidente del medesimo tribunale Dott. Claudio Tringali e da quest’ultimo addirittura trasferito presso la propria abitazione in Salerno, ove poi è stato fatto prelevare ai fini dell’appello di cui innanzi ho detto...”. E mi chiedevo: “...perchè questo fascicolo non è pervenuto nell’ufficio del Sostituto Procuratore Generale come tutti gli altri ma è stato prelevato dal presidente del tribunale da un ufficio che non è il suo, è stato portato addirittura nella propria abitazione ed è stato solo a questo punto consegnato? Non si tratta, forse, di una deviazione istituzionale di portata dirompente? O è tutto normale?” (Cfr. mia lettera del 2 luglio 2005). In conclusione, tale lettera voleva essere ed era semplicemente una veritiera esposizione di fatti oggettivi, che avevano ingenerato in me una legittima preoccupazione sull’uso non corretto del potere giudiziario, ma non era in alcun modo intesa a diffamare specificamente né il presidente Tringali né altri. Posso affermare con certezza che quella della diffamazione è stata la libera interpretazione di alcuni. Certo è che anche i giudici che si sono occupati dei processi che sto subendo per la querela e la citazione per diffamazione presentate dal Dott. Tringali hanno affermato, nelle loro sentenze, che effettivamente il fatto da me lamentato si è storicamente verificato, come da me raccontato, e cioè che il Dott. Tringali ha indebitamente portato a casa sua il fascicolo. La triste conclusione di questa vicenda, che poi rappresenta, perlomeno fino a questo momento la giustizia degli uomini, è che mentre io sono stato accusato e condannato non perché abbia detto il falso ma perché avrei detto in modo offensivo la verità, il presidente Tringali, e cioè l’autore del fatto, colui che ha indebitamente prelevato il fascicolo che mi riguardava, non ha subito conseguenza alcuna. Ed è proprio questa considerazione che, nonostante tutto, mi infonde serenità: la certezza, cioè, di avere sempre detto la verità e di non aver avuto mai l’intenzione di diffamare o di screditare qualcuno, né tantomeno il presidente Tringali: lo ripeto, mi sono solo domandato, e l’ho poi chiesto con la lettera inviata alle Autorità Istituzionali, il perché un magistrato si occupa di una cosa che non gli compete ed il perché di una corsia preferenziale accordata al mio fascicolo. Sono domande che, per la verità, ancora oggi mi pongo... Credetemi, questa è tutta e solo la verità. Vi benedico di cuore. Vallo della Lucania, 19 maggio 2009
Giuseppe Rocco FAVALE


 
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