Il grido di Aniello
Postato il Sabato, 28 febbraio @ 20:27:53 CET di redazione |
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Una storia di dolore e risurrezione di un insegnate cilentano
La copertina del libro è senza dubbio un richiamo al celebre quadro di Munch. “L’uomo che urla”, presentato oggi a Vallo della Lucania nell’aula consiliare alle 19, è esplicitamente una denuncia netta e chiara, un grido lanciato contro una violenza subita e non accettata. Aniello D’Angelo ha la voglia irresistibile di dire, con forza e tanta dignità, il male patito in un caso della cosiddetta “malasanità” che lo ha visto nello scorso luglio in coma per quattro giorni, sospeso tra la vita e la morte, per un’operazione che doveva essere sicura e con rapido recupero. Aniello, nativo di Centola, fa l’insegnate di religione e vive con seria partecipazione il suo impegno nella Chiesa come diacono.
In estate decide di affrontare un intervento di rinosettoplastica: il suo naso ha una deviazione che non gli permette di respirare liberamente. Soprattutto in inverno la difficoltà aumenta e, a causa di un incidente accaduto da bambino, vive questa complicazione. Su consiglio di un amico va alla clinica privata di Agropoli e, consultato lo specialista, si prepara all’intervento. Ma le cose vanno molto diversamente da quanto assicurato dal dottore. Il 26 luglio va in coma: ”dopo essere salito sul tavolo operatorio, non ricordo più nulla. Mi risveglio in sala rianimazione all’ospedale civile di Vallo della Lucania”. Solo dopo ha saputo che ai medici della rianimazione il quadro clinico è apparso serio: “polmonite ab ingentis”, cioè riversamento di un liquido nei polmoni. Nei polmoni infatti si va il suo sangue e li invade per due terzi. “La difficoltà ad entrare per l’aria, mi stava portando alla morte”. Al cognato – come ha dichiarato alla magistratura - veniva riferito che l’intervento era perfettamente riuscito e, per precauzione, era stato portato all’ospedale civile di Agropoli”. Aniello era invece al San Luca di Vallo, in un coma che gli farà perdere conoscenza sino al trenta luglio. La presenza dei figli al capezzale del letto e la calda voce di don Claudio, cappellano dell’ospedale e parroco di Palinuro, sono i primi conforti che riceve al risveglio in uno stato di debolezza e sfinimento psicofisico. La paura di lasciare soli i due giovani figli, Antonella e Francesco, lo assale in maniera lancinante. Uscito dal tunnel della paura e denunciato alla Procura della Repubblica, ai carabinieri e al ministero della Sanità l’accaduto, decide di scrivere il libro. All’incontro di oggi, a cui partecipa anche un medico per spiegare il quadro clinico della vicenda, interviene il Laboratorio di teatro di Vallo. La denuncia su quanto è importante assistere chi soffre, con cura e professionalità, fa nascere l’onlus la Chiesa degli ultimi, gruppo di volontariato in favore degli emarginati che inizia a vivere con gli utili del libro.
Nicola Nicoletti
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